

Quando su MLOL (MediaLibraryOnLine) ho scelto di scaricare La pioggia prima che cada, di Jonathan Coe, mi sono chiesto in quale misura le letture che sto facendo in queste settimane tardo-invernali mi facciano provare malinconia piuttosto che piacere.
Claude (chat AI di Anthropic) mi dice che La pioggia prima che cada:
“È il romanzo più diverso e sorprendente di Coe: più intimo, malinconico e letterariamente raffinato rispetto alla ferocia satirica della Famiglia Winshaw. Racconta la storia di tre generazioni di donne attraverso le registrazioni audio lasciate da una donna anziana morente. È una prova della straordinaria versatilità di Coe come scrittore.”
Diciassette diverse possibilità di fallire, di Julian Barnes, che ho appena finito di leggere, aveva le stesse caratteristiche: estrema raffinatezza sul piano letterario e grande malinconia per l’onnipresenza di temi come l’invecchiamento e la morte.
L’una e l’altra sono letture che fanno soffrire un po’ perché l’esperienza del declino psico-fisico e il pensiero della morte, alla mia età, iniziano a farti compagnia quasi ogni giorno. D’altra parte il declino, per quanto lieve e graduale possa essere, porta inevitabilmente a pensare al suo esito fatale. Non è più come a vent’anni, quando sei nel pieno della forma fisica e mentale, quando pensi di essere immortale e collochi la morte tra i concetti astratti, tuttalpiù un accidente che riguarda gli altri, generalmente lontani da te.
E allora perché scegliere di leggere questi romanzi che hanno un effetto malinconico?
La colpa è tutta da attribuire alla mia tendenza alla lettura verticale: quando incontro un autore che mi piace, in queste ultime settimane è il caso di Barnes e Coe, voglio continuare a leggere altri lavori di quello stesso autore. Insomma, è come se una prima lettura, lasciando una prima traccia positiva, dia l’avvio a una pista che porta a una serie di tappe successive, in un cammino da percorrere insieme con l’autore.
Sono arrivato alla pista Barnes e a quella Coe dopo aver letto Il pappagallo di Flaubert del primo e La famiglia Winshaw del secondo. Entrambe letture piacevoli, anche se diverse come struttura, un gioco tra biografia e romanzo la prima, romanzo saga la seconda. Comunque lontane dal tono malinconico degli altri due romanzi che ho incontrato successivamente nelle piste Barnes e Coe. Una coincidenza?
Piacere o malinconia, piacere e malinconia.
Provo piacere a leggere rintanato quassù nella mia stanza piena di libri, la mia poltrona bergère, la cassa Hi-Fi dell’iPod pieno di vecchie play-list, la mia postazione di lavoro disordinatamente ricoperta di mille cianfrusaglie. La mia stanza è come un guscio protettivo dove libri, oggetti, fotografie, documenti, tecnologie accumulate negli anni, mi dicono chi sono stato e chi sono oggi. In questo ambiente molto confortevole provo piacere a sentire le parole che leggo risuonare dentro di me come una sinfonia. Le storie raccontate e la trama costruita dall’autore attirano la mia attenzione e spesso mi fanno desiderare di tornare il più presto possibile alla mia poltrona bergère. Tuttavia si tratta di due piaceri distinti, quello delle parole che risuonano come una musica nella mia mente e quello della storia che cattura la mia curiosità e mi tiene attaccato alla pagina. Nel primo caso oltre al piacere musicale c’è anche una sincera, reverenziale ammirazione per la qualità dell’artefatto. Occorre dire che le due dimensioni dei romanzi, scrittura e storia, non sempre procedono a braccetto. Si può avere una storia avvincente scritta mediocremente e una scrittura mirabile senza una storia decente.
Quando il dono della scrittura e il talento della narrazione (storia, trama, intreccio) procedono insieme, quando li troviamo ben assortiti in uno stesso romanzo, allora quella che si prova è una piena e larga soddisfazione.
Tornando alla seconda tappa delle piste Barnes e Coe, è vero la lettura dei due romanzi qualche volta mi ha rattristato perché mi ha messo a contatto con la fragilità della mia età, ma allo stesso tempo, oltre al piacere del ritmo (della scrittura e della storia) mi ha donato una maggiore consapevolezza della semplice verità che la vecchiaia è una parte importante della condizione umana, tanto importante che alcuni sentono il bisogno di condividerla scrivendo.
Letture che trasmettono malinconia piuttosto che piacere? Direi splendide e piacevoli letture, talvolta malinconiche.
Se mi chiedessero cosa faccio nella mia vita da pensionato, oltre a curare i miei affetti familiari, risponderei senza esitazione: leggo.

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