
Quando ancora la davano in chiaro seguivo con grande interesse la serie televisiva Anthony Bourdain: No Reservations (nella versione italiana Anthony Bourdain: Senza prenotazione). Ero affascinato dal personaggio ma anche da una narrazione che mescolava alcuni ingredienti essenziali: la cucina e i suoi sapori, i viaggi con i colori e i suoni di mezzo mondo, infine un personaggio trasgressivo che rispettava tutte le differenze. Un uomo affascinante che dava l’idea di aver vissuto molto, di aver fatto più di un giro dal lato selvaggio, e che amava improvvisare (per quanto si possa improvvisare in una serie televisiva). Un uomo dei suoi tempi che in campo gastronomico mescolava volentieri l’alta cucina con la bassa.
Per un sessantenne come me (allora!) quest’uomo rappresentava un modello di vita che non avevo mai avuto il coraggio di sperimentare, preferendo starmene al sicuro da questo lato della vita, quello delle persone responsabili, affidabili e perbene.
A ben vedere quelli come Bourdain sono personaggi preziosi perché servono ai benpensanti come me proprio per questo: per osservare con curiosità il lato selvaggio della vita senza farsi coinvolgere. Un turismo esistenziale per interposta persona. Lo stesso fascino che emanano persone come Lou Reed, che non a caso Bourdain cita in Kitchen Confidential. Quelli erano gli anni per loro e, qualche anno più tardi, anche per noi.
Tra il 1972 e il 1977 ho frequentato spesso la saletta del Filmstudio, in Via degli Orti d’Alibert, a Trastevere. È li che ho visto tanti film come, Io sono un autarchico, di Nanni Moretti, Nel corso del tempo, di Wim Wenders. Ma anche film underground come The Velvet Underground and Nico: A Simphony of Sound, di Andy Warhol e Paul Morissey. Tra gli altri componenti della band, naturalmente, c’era anche Lou Reed. Erano gli anni in cui molti della mia generazione accolsero l’invito: hey babe take a walk on the wild side.

Insomma, all’epoca ho associato la figura di Bourdain a quella di Lou Reed e forse è proprio perché mi ricordava gli anni Settanta che quasi quarant’anni dopo mi piazzavo davanti alla TV per vedere No Reservations. È stato un periodo breve, forse un paio d’anni. Poi per me Bourdain è scomparso dal radar; è tornato visibile prima per la sua relazione con Asia Argento. Rimasi di stucco, un mito che crollava? Poi, un paio d’anni dopo (2018) per la sua scelta di farla finita impiccandosi in una stanza d’albergo in Francia, la terra dei suoi avi. Una morte che mi ha addolorato. Con lui se ne andava un mio alter ego nel lato selvaggio.
Mi ero più volte riproposto di leggere il suo Kitchen Confidential. Avventure gastronomiche a New York, senza però mai riuscire a farlo, poi un buono-acquisto Feltrinelli ricevuto in regalo per il mio compleanno ha fatto il miracolo, l’ho acquistato e l’ho letto d’un fiato. Avvincente e scritto bene.

Una scrittura torrentizia che rende perfettamente l’idea di cosa succede nella cucina di un ristorante, grande o piccolo che sia, ristorante per vip o cucina da strada. Ma rende anche l’idea di cosa succede “nella minuscola e incestuosa comunità degli chef e dei cuochi di New York”. In Kitchen Confidential la narrazione non è solo descrizione del mondo della ristorazione nuovayorkese è anche storia personale, non meno torrentizia della prima, fatta dei sogni di un ragazzino ma anche di un giovane e di un adulto che ha vissuto venticinque anni di “droga, sesso e alta cucina”.
“Ho lasciato una scia di distruzioine alle mie spalle e ho contribuito alla chiusura di un sacco di ristoranti. Non so che cosa sia accaduto a molti dei proprietari per i quali ho lavorato nei primi tempi, se siano tornati a cavare denti per guadagnarsi da vivere oppure siano rimasti aggrappati al loro sogno e stiano tentando di far decoillare un altro locale, cercando di districarsi tra i creditori, gli inesorabili sviluppi delle forze di mercato, l’attrezzatura guasta, i cuochi inaffidabili e qualche strozzino minaccioso. Non lo so. So solo che per alcuni non ho lavorato al meglio, sebbene abbia dato il massimo che a quel tempo potevo dare.”
Il libro esce nel 2000, già due anni dopo inizia a realizzare una serie di trasmissioni televisive dedicate alla cucina, Anthony Bourdain: No Reservations va in onda per nove stagioni dal 2005 al 2012 (140 episodi). L’ultima serie che lo vede impegnato è Anthony Bourdain: Parts Unknown (2013-2018), realizzata per la CNN, che lo porterà tra l’altro in Toscana, a Roma e a Napoli.
Poi via… E pensare che concludendo Kitchen Confidential aveva scritto:
“Io resterò qui finché non mi trascinano via a forza dalla linea. Non me ne vado da nessuna parte. Spero. È stata un’avventura. Nel corso degli anni abbiamo subito qualche infortunio. Alcune cose si sono rotte. Altre sono andate perdute.
Ma non me lo sarei perso per niente al mondo.”

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