
Alle persone della mia età si raccomanda di non vivere guardando al passato ma di guardare in avanti, pensare al futuro. Il punto è proprio questo, il futuro. Anzi il presente che prepara il futuro.
Intendiamoci, sono d’accordo. Il passato è passato e non ci si può far niente, rien ne va plus. Ciò che pensiamo, diciamo, facciamo, insomma ciò che siamo nel presente può rendere il futuro una versione migliore del presente. Quindi sì, bisogna vivere pensando al futuro, protesi verso il futuro.
Il fatto è che oggi, vivendo nel presente e guardando al futuro, si ha il timore di trovare un futuro che non ci piace, che mette paura.
Non è più tempo delle “magnifiche sorti e progressive”. Come ci dimostra La ginestra neanche ai tempi di Leopardi il concetto di progresso era rassicurante. Anche se sono passati 190 anni da allora, anche se la scienza e la tecnologia nel frattempo hanno fatto progressi straordinari, anche se nel mondo c’è un maggiore benessere, anche se la speranza di vita media globale è aumentata di ben 30-40 anni, i motivi di pessimismo non sono diminuiti.
Le armi oggi disponibili possono portare ad una catastrofe nucleare e all’estinzione della specie umana, la violenza che il genere umano usa nei confronti della Natura, ha già minacciato la sopravvivenza di molte specie animali e vegetali, alterato le normali condizioni climatiche del pianeta. Siamo riusciti a danneggiare l’atmosfera, lo scudo che ci protegge dalle radiazioni solari. Con i detriti spaziali siamo riusciti a riempire di spazzatura perfino lo spazio oltre l’atmosfera.
Oggi Leopardi, davanti a questi rischi e a queste minacce, ci ricorderebbe ancora una volta che come esseri umani siamo poca cosa, che la presunzione della nostra specie potrebbe essere punita da madre natura, che il Vesuvio, “formidabil monte sterminator”, potrebbe eruttare e travolgerci ancora una volta.
Mai come oggi ho avuto tanta paura di ciò che può accadere come conseguenza della stupidità e dell’irresponsabilità umana.
In questi ultimi anni gli eventi che hanno alterato gli equilibri geopolitici e la percezione del futuro sono veramente tanti, se ne potrebbero ricordare alcuni. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, un’azione militare che dopo quattro anni è ancora tragicamente in corso, con Putin e Trump che giocano a intitolarsi i meriti di un accordo di pace che però non riescono a raggiungere, mentre si continua a morire da entrambe le parti.
L’odioso massacro del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas e la terribile e sproporzionata reazione di Israele sulla popolazione inerme di Gaza, reazione che nonostante tutto continua a fare vittime dopo quasi tre anni dal suo inizio.
Che dire poi delle scelte che caratterizzano il secondo mandato presidenziale di Trump. Le decisioni sui dazi che incredibilmente pretendono di scaricare sul resto del mondo la tragica situazione del debito pubblico statunitense e la profonda crisi della produzione interna; il ritiro da tutte le associazioni internazionali; il sostegno a Nethaniau nell’azione militare contro Gaza e le oscenità pronunciate sulla sua ricostruzione; l’aggressione militare al Venezuela, il rapimento di Maduro (il suo dispotismo non giustifica un’aggressione militare) e le minacce elargite al resto dell’america latina; le critiche sempre più aspre all’Unione Europea indicata perfino come nemico, le pretese sulla Groenlandia; la creazione e lo sguinzagliamento delle squadracce, denominate ICE, in città governate dai democratici per colpire, intimidire e uccidere gli oppositori (la donna uccisa a Minneapolis si chiamava Renee Good era una poetessa, è proprio vero i poeti sono sempre i primi a morire).
Infine, la Cina che assiste impassibile a tutto questo sommovimento in attesa di poterne approfittare per appropriarsi di Taiwan.
Il diritto internazionale è ormai rimasto un concetto teorico privo di valore pratico, è invocato solo da pochi, dai più deboli. Più che la forza del diritto oggi nel mondo prevale il diritto della forza. Chissà forse è sempre stato così. C’è stato un periodo, tuttavia, in cui abbiamo sperato che la specie umana potesse produrre delle regole che la aiutassero a suoerare i conflitti tra stati e la elevassero al di sopra dello stato di natura. Niente da fare, rimaniamo la specie animale più aggressiva. La più pericolosa per la soporavvivenza del pianeta.
Insomma, c’è veramente di che preoccuparsi.

Mai come oggi la sensazione di trovarmi sull’orlo del precipizio è stata così forte. Forse anche la mia paternità tardiva e il pensiero che in questo futuro dovrà vivere mia figlia rende ancora più forte il mio timore. Ma non temo di aver paura.
Eppure, nonostante tutto questo ribollire, mi rifiuto di cancellare del tutto la mia fiducia nel progresso. Nulla a questo mondo è eterno, passerà anche questa ondata di barbarie e la ginestra tornerà a fiorire. Ma non si deve rimanere indifferenti, ciascuno di noi dovrà fare la sua parte.


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