
Nel 2019, in piena campagna elettorale, scoppiò il caso Bibbiano, un piccolo comune nella provincia di Reggio Emilia. La vicenda ebbe un enorme risonanza mediatica. Secondo l’accusa alcuni operatori dei servizi sociali avrebbero manipolato o suggestionato bambini durante percorsi psicologici per indurre falsi ricordi di abusi familiari allo scopo di allontanare i minori dalle famiglie e favorire affidamenti. La Procura ipotizzò abusi di ufficio e manipolazioni. Il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti (PD) fu indagato per abuso d’ufficio per una presunta irregolarità nell’affidamento di incarichi.
La destra scatenò una campagna furibonda contro i servizi sociali di Bibbiano e, considerata la tradizione politica della regione Emilia Romagna, a tutta la sinistra e alla politica che “strappa i bambini alle famiglie”. A capeggiare questa ondata di indignazione fu Giorgia Meloni che strumentalizzò questo caso per interessi politici. Come si dice in gergo “ci mise la faccia” (vedi foto), e non fu un bello spettacolo.

La vicenda giudiziaria si concluse nel 2023, il sindaco Carletti fu assolto con formula piena perché “il fatto non sussiste”. Le ipotesi di “bambini rubati” alle loro famiglie grazie ad un “sistema organizzato” e le accuse di “pedofilia su larga scala” non ressero alla prova del processo.
La campagna di diffamazione a cui parteciparono molti media, televisivi, digitali e su carta stampata, fu basata su messaggi che parlavano di “mostri”, “orrore”, “traffico di bambini”. Sembrava davvero che nell’Emilia rossa i comunisti non si limitavano a mangiare i bambini, prima li rubavano alle famiglie e poi li trafficavano!
Il sindaco di Bibbiano, gli operatori dei servizi sociali, le famiglie (quelle di provenienza e quelle affidatarie) e i bambini coinvolti, l’intera comunità di Bibbiano, hanno pagato un prezzo altissimo. Le assoluzioni con formula piena, non hanno ripagato coloro che hanno visto infangata la loro reputazione; la dimostrazione che non esisteva alcuna organizzazione criminale che “rubava i bambini” non ha cancellato i dolori e le ferite dei bambini e delle famiglie coinvolte. Ad oggi non mi risulta che qualcuno abbia chiesto loro scusa. Non mi sembra che Giorgia Meloni lo abbia fatto. Se avesse coraggio e onestà intellettuale dovrebbe tornare davanti al pannello stradale di Bibbiano e mostrare, questa volta, un cartello con cui chiede scusa alle persone, alle istituzioni e a tutta la comunità.
Con la recente pubblicazione delle motivazioni della sentenza al processo sugli affidi a Bibbiano, si è concluso un percorso giudiziario che ha drammaticamente coinvolto un’intera comunità. Nel testo delle motivazioni viene messa in evidenza la “totale irrilevanza delle argomentazioni con cui sono state evocate convinzioni o approcci che avrebbero mosso l’operato degli imputati”.
Insomma, rimane la domanda: c’è stato un crimine? Sì un crimine c’è stato perché ci sono le vittime. Sono i bambini, i professionisti della cura alla persona, gli amministratori di Bibbiano, le famiglie affidatarie, tutte le famiglie coinvolte. A chi ha seguito tutta la vicenda risulta chiaro che i responsabili di questo dramma sono coloro che hanno orchestrato e amplificato una vergognosa campagna diffamatoria innanzitutto sulla pelle dei bambini.
Come al solito, i danni della macchina del fango sono immediati ed evidenti, la loro riparazione è tardiva e pochi se ne accorgono. Purtroppo.

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