

Sono in pensione da sei anni. Come tutti i pensionati vivo la condizione di chi improvvisamente vede ridursi gli spazi consueti di socialità, le occasioni per affrontare e risolvere problemi, e contemporaneamente vede anche aumentare la necessità di gestire il tempo, molto tempo. Per alcuni la soluzione al problema è quella di frequentare ambienti in cui finiscono per incontrare persone che si trovano nella loro stessa condizione (bar, circoli, associazioni, parrocchie, centri anziani, bocciofile ecc.), altri trovano rifugio tra le mura domestiche impegnandosi in attività varie (giardinaggio, TV, computer, lavori domestici, cucina, parole crociate, lettura, pittura ecc.). Infine, i più privilegiati per reddito e salute, si dedicano ai viaggi.
Avrei potuto seguire l’esempio di alcuni miei colleghi che nel momento di andare in pensione hanno scelto di mantenere un collegamento pur che sia con l’università, per esempio accettando incarichi, generalmente di docenza, che consentano loro di rimanere negli stessi ambienti accademici frequentati prima di andare in pensione. Insomma, un modo per riprodurre su scala ridotta quanto si faceva prima della pensione.
Quando è venuto il mio turno ho deciso invece che era giunto il momento di voltare pagina. È stato un passaggio tanto spontaneo quanto indolore. Senza traumi e in poco tempo sono cambiati i miei interessi, le mie sensibilità, le mie curiosità, gli uni e le altre si sono orientati in una direzione molto lontana da quella avuta fino ad allora.
È così che ho smesso di leggere libri sui contenuti di interesse professionale (pedagogia, tecnologie didattiche) e ho iniziato sia a leggere romanzi sia a appassionarmi alla scrittura. È vero che ogni tanto viaggio e che con una certa frequenza passo anche qualche fine settimana a Roma, ciò non toglie che la maggior parte del mio tempo la passo a leggere e a scrivere. Leggere per piacere e scrivere per pensare. Leggo quasi esclusivamente romanzi, forse per compensare le molte letture di saggi e manuali fatte prima durante la mia formazione e poi lungo tutto il corso della mia vita lavorativa.
A pensarci bene, nonostante la mia intenzione di voltare pagina, da pensionato ho continuato a praticare le due attività alla base del mio lavoro, la lettura e la scrittura. Con una differenza però: prima leggevo per approfondire un determinato argomento che mi serviva, per esempio, per preparare una lezione, progettare un nuovo corso oppure per condurre una ricerca; oggi continuo a leggere ma solo per il piacere che mi dà la scorrevolezza, il ritmo e la musicalità di un testo, per incontrare vecchie e nuove conoscenze letterarie, per attraversare nuove storie o scoprire mondi nuovi. Prima scrivevo per sottoporre un articolo ad una rivista, per scrivere una monografia, per la pubblicazione degli atti di un convegno, per consegnare un rapporto di ricerca; oggi continuo a scrivere ma quasi esclusivamente per il mio sito, dove scrivo soprattutto sui libri che leggo, qualche volta anche sull’attualità. Questa, se ricordo bene, è la prima volta, in quasi sei anni, che scrivo sulla mia condizione di pensionato.
Leggere e scrivere. Lo facevo prima, lo faccio ancora oggi, anche se in modalità e per scopi diversi.
Oggi qual è per me l’utilità della lettura e della scrittura? Nella lettura lascio che le parole scritte da altri mi aiutino a interpretare la realtà e/o a immaginarne un’altra. Come hanno detto in molti, per viaggiare comodamente seduto sulla mia poltrona. Con la scrittura, invece, con un po’ di fatica trasformo il mio pensiero in parole e con queste costruisco un testo. Il flusso in sintesi è questo: in un caso esso va dal testo scritto da altri al mio pensiero, nell’altro dal mio pensiero al mio testo. Allora perché non scrivere un diario e finirla lì? È vero è un diario, ma in forma pubblica, una forma che mi spinge a una maggiore cura e a una maggiore disciplina.
Come si vede non si tratta di processi uniformi e simmetrici: prima che io legga un testo qualcuno si è impegnato a scriverlo, ma non necessariamente dopo che io ho scritto un testo qualcuno lo leggerà. Perché lo faccio? Leggo per puro piacere e scrivo per mantenere attivo il mio pensiero e sentirmi vivo. È per questo motivo che sotto la testata di questo sito, come motto, ho inserito una citazione di Cartesio (Discorso sul metodo), nella sua forma più nota: cogito ergo sum.

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