Competere o cooperare?

Sono molto, molto contento per l’esito del referendum e, soprattutto, per la grande partecipazione al voto. 

Lo sono un po’ meno per come il fronte politico del NO ha reagito a questa vittoria insperata. Una reazione, soprattutto quella immediata, scomposta e agitata. Secondo me è un errore grossolano traslare questo risultato referendario sul piano delle elezioni politiche. Sono due piani assai diversi e pensare che questa maggioranza di NO possa trasferirsi nell’urna del voto politico è sintomo di una scarsa capacità di analisi e di previsione. Penso che possa essere perfino controproducente.

Infatti, se mi metto nei panni di una delle tante persone che negli ultimi anni ha deciso di non andare a votare e che questa volta invece ha deciso di andarci perché ha capito che era in gioco l’integrità della Costituzione, allora mi irrita un po’ vedere i politici intestarsi il merito di questa vittoria e proporsi immediatamente come leader di un fronte tutto da costruire con l’obiettivo di vincere le prossime elezioni politiche. Perché è chiaro a chiunque sappia leggere i risultati che il NO ha vinto anche perché molti di coloro che negli ultimi anni sono stati lontani dai seggi elettorali sono tornati a far sentire la loro voce, perché l’elemento che li ha mobilitati è stato la Costituzione, non la bandiera di partito. Certo i partiti, i comitati e le tante organizzazioni si sono impegnati tantissimo e va loro riconosciuto l’impegno. La contentezza e la voglia di festeggiare sono legittime, ci mancherebbe. Ma non sarebbe saggio dimenticare che la Costituzione unisce, le bandiere di partito purtroppo no, soprattutto quando sono agitate.

Bene, se ci può essere un altro elemento unificante oltre alla Costituzione questo è un programma semplice (pochi punti ma chiari) proposto e sostenuto da comportamenti lineari, coerenti e unitari. Magari un programma che parta proprio dalla Costituzione, dalla sua attuazione. Certo la scelta della persona che rappresenterà questo programma è importante, per la sua storia, la sua capacità comunicativa, il suo carisma. Ma questi sono tutti aspetti che vanno considerati in subordine al programma e all’accordo vincolante su di esso. 

Quello che invece si è visto, subito dopo la fine dello spoglio, è stato uno sgomitare per occupare la prima posizione nella corsa delle primarie. Poiché la strada da fare per trovare un accordo sul programma è lunga e irta di ostacoli la possibilità che si manifestino divisioni è piuttosto alta e non sarebbe certo un bello spettacolo. Iniziare a discutere su come capitalizzare (che brutta parola!) questa vittoria con le primarie del “campo largo” mi sembra una scelta sbagliata. Non serve una competizione ma una cooperazione. Conoscendo la storia della sinistra, costellata da mille divisioni, non sarà un percorso facile.

Consiglierei ai dirigenti politici di prendersi una pausa (del tipo conta fino a dieci prima di parlare), di rilassarsi e concentrarsi sul duro lavoro di cooperazione invece di farsi prendere dalla fregola delle primarie. Per esempio, potrebbero iniziare a pensare alle poche cose che possono unire forze diverse, a promuovere iniziative unitarie e a mobilitarsi insieme senza litigare.

Il modo più efficace per ascoltare i giovani e i tanti che sono tornati a votare è mettere da parte i personalismi dei leader e gli interessi di partito e iniziare a costruire un patto costituzionale tra diversi, semplice, chiaro e vincolante, su cui chiedere il voto alle prossime elezioni politiche.
In fondo anche la Costituzione è nata dalla cooperazione di forze, culture e storie diverse.

Dal 1975 al 2020, prima come maestro elementare poi come professore universitario, ho praticato, studiato e insegnato la pedagogia, la docimologia, le tecnologie didattiche. Da pensionato leggo, scrivo, cammino, viaggio e sto lontano dai cantieri.

Luciano Cecconi

Una risposta a “Competere o cooperare?”

  1. Avatar Sheila Eyles
    Sheila Eyles

    Concordo pienamente con il tuo pensiero, Luciano. Dopotutto una democrazia sana prevede proprio la discussione e l’accettazione di ideologie diverse. Senza le quali non esiste democrazia.

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