
L’estate è finita, finalmente. Un’estate torrida come non mai. I climatologi sostengono che quella passata è l’estate più fresca dei prossimi 50 anni. Nel 2076 noi non ci saremo.
Ho il sospetto che i prossimi anni, che siano 5, 10, 20 oppure 50, saranno insopportabili e non solo per le condizioni climatiche. Sono tanti gli eventi a cui solo vent’anni fa non avremmo immaginato di assistere, eventi che si susseguono sempre più numerosi e sempre più fuori dal comune.
Ecco un esempio preso dalla cronaca degli ultimi mesi: il presidente Trump fa sapere agli americani che se non andranno a votare alle prossime elezioni di midterm andranno all’inferno, non solo, dice anche che se lo faranno vincere riceveranno 5000 dollari ciascuno. Da quando è stato eletto Trump ha scatenato più guerre e conflitti diplomatici di tutti gli altri presidenti che lo hanno preceduto. Per quanto riguarda casa nostra la presidente del consiglio (anche questo non lo avremmo mai immaginato…) ha affermato che sarebbe stata felice se qualcuno avesse candidato Trump al Nobel per la pace.
C’è un’immagine che descrive la folle megalomania di Trump: Il grande dittatore di Charlie Chaplin, l’uomo che si diverte a giocare con il mondo come se questo fosse un pallone gonfiabile di sua proprietà. Con una differenza importante. Charlie Chaplin in tutti i suoi personaggi si muove con grazia ed eleganza, anche quando è vestito di stracci oppure quando grida isterico facendo la parodia di Hitler. Il grande dittatore è terribile e ridicolo, è vero, ma non è volgare. Trump, invece, lo è al massimo grado, in tutto quello che fa.
L’uomo più potente del mondo calpesta con arroganza tutti i limiti, le regole, gli accordi, le logiche che la comunità internazionale ha condiviso dalla seconda guerra mondiale in poi.
Si può dire: l’uomo più potente del mondo è un delinquente.
Per imparzialità va detto che Putin, il leader di quella che una volta era l’altra superpotenza mondiale (ora non più), le regole della democrazia le ha calpestate sin dal suo insediamento al potere 26 anni fa, un potere che ha conservato con tutti i mezzi, leciti e per lo più illeciti. Il 24 febbraio 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina, sua vicina. L’azione militare che doveva concludersi in poche settimane è ancora in corso, quasi cinque anni dopo. Centinaia di migliaia i morti, da una parte e dall’altra, molti dei quali civili (soprattutto ucraini).
Ieri, 7 ottobre, si è ricordato l’attacco militare che Hamas condusse nel 2023 in territorio israeliano che provocò almeno 1200 morti, molti dei quali giovani che partecipavano a un festival musicale. Israele rispose immediatamente con quello che molti hanno definito un genocidio, un attacco alla striscia di Gaza che in tre anni ha provocato circa 70.000 morti tra i palestinesi, soprattutto nella popolazione civile. La situazione a Gaza è tutt’ora definita dalla organizzazioni internazionali una vera e propria catastrofe umanitaria. Tra poco gli israeliani saranno chiamati alle urne e giudicheranno l’operato di Netanyahu. Vedremo.
Ecco, l’autunno del 2026 rischia di diventare l’autunno della democrazia che abbiamo conosciuto fino ad oggi, e non solo per le azioni di un uomo fuori controllo. Anche per una società, una economia, una politica che non riescono ad esprimere un’alternativa valida alla deriva imposta da quest’uomo e da tutti coloro che, più o meno servilmente, lo seguono nel mondo.
Diceva mio nonno, saggio contadino abruzzese: “Chi pecora si fa il lupo se la mangia”. L’Europa, che rappresenta il luogo dove ancora vive la democrazia, anche se non in buona salute, è minacciata da due lupi che fanno strame delle regole democratiche ai suoi confini, ma non reagisce come dovrebbe. Si fa pecora, soprattutto nei confronti del lupo di cui è alleata. Forse la saggezza dei proverbi è troppo rozza per aiutare a comprendere la complessità della nostra realtà. Per interpretare e comprendere la realtà usiamo lingue e categorie diverse non solo all’interno dell’Unione Europea ma anche tra i diversi soggetti politici del nostro paese, perfino all’interno delle stesse coalizioni, di maggioranza e di opposizione. Così oggi ci si divide sulla guerra, in entrambi gli schieramenti politici. Esistono due linee di politica estera, sia all’interno della maggioranza (Tajani vs Salvini) sia all’interno dell’opposizione (Conte vs Schlein).
Confesso il mio disorientamento, da una parte sono per la pace, preferisco la diplomazia alle armi, ma dall’altra mi rendo conto che se sei aggredito militarmente o ti difendi, e paghi un prezzo molto alto in termini di sofferenza e di morte, o ti arrendi e subisci il dominio di chi ti ha aggredito. In Italia, come al solito, ci siamo trasformati tutti in esperti di politica militare e di politica internazionale (così come, a seconda delle occasioni, siamo tutti epidemiologi, allenatori di calcio o esperti di tennis). Le analisi politiche a favore degli uni o degli altri si moltiplicano e diventa sempre più frequente il ricorso all’insulto e alla demonizzazione dell’altro. Nessuno coltiva l’arte del dubbio, soprattutto nessuno prende in considerazione che chi la pensa diversamente possa avere, anche se in piccola misura, una parte di ragione.
Nel frattempo si avvicinano le elezioni politiche (forse anticipate) e l’opposizione, come previsto, è impegnata in schermaglie interne che hanno a che fare più col potere che con gli ideali.
Comunque, tra poco è Alloween e, per nostra fortuna, poi arriva il Natale.

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