
“Ma non detestava la ferrovia solo in quanto tale; detestava il modo in cui alimentava nella gente l’illusione del progresso. Che senso aveva lo sviluppo scientifico senza un corrispettivo sul piano morale?…”
Non si tratta di confrontare il pensiero di Flaubert/Barnes con quello di Umberto Eco o di un altro autore, come fatto in Quale progresso? (1). Il confronto è invece con quanto accade oggi, in particolare il rapporto che esiste tra lo “sviluppo scientifico” e il “corrispettivo sul piano morale”. Detto in altre parole, la scienza e la tecnologia da una parte e la morale dall’altro si sviluppano con la stessa velocità e la stessa intensità? È evidente che no. La scienza e la tecnologia nell’ultimo secolo hanno fatto più progressi di quanti ne siano stati fatti durante tutta la storia umana. Più o meno. La domanda è: lo sviluppo della morale ha avuto velocità e intensità analoghe? Posto che la scienza e la morale sono entità non comparabili (oggettiva la prima, soggettiva la seconda), rimane il fatto che, per esempio, la scienza medica del dottor Itard (1800) è lontana anni luce da quella dei dottori Brunkow, Ransdell e Sakaguchi, premi Nobel per la Medicina 2025.
Per quanto riguarda la morale oggi, invece, ci poniamo gli stessi interrogativi che si ponevano Socrate, Platone e Aristotele oltre duemila anni fa. Scienza e filosofia (la morale è parte integrante della filosofia) appartengono a mondi diversi, tuttavia mentre esiste la filosofia della scienza non esiste la scienza della filosofia. Anche se si può affermare che una teoria scientifica (il metodo sperimentale di Galileo) ha dato vita a una teoria filosofica (la teoria della falsificabilità di Popper).
Tornando a noi e ai nostri giorni.
Faccio due esempi del rapporto che esiste tra il progresso e la morale, uno riguardante la scienza e uno la tecnologia.
1. La ricerca scientifica in campo medico negli ultimi anni (dalla pandemia in poi) ha fatto progressi da gigante. È il caso, per esempio, delle scoperte fatte sulle molecole mRNA, inizialmente per la creazione di vaccini in grado di fronteggiare la pandemia ma successivamente utilizzate per sviluppare terapie innovative contro il cancro. Si tratta di farmaci estremamente costosi, quindi a seconda dei diversi sistemi sanitari presenti nel mondo essi possono essere utilizzati a) solo con quella parte della popolazione che economicamente può permetterseli oppure, b) nei sistemi sanitari come il nostro, ci si sta avvicinando al punto in cui, considerati i costi elevatissimi di questi farmaci, solo una parte limitata della popolazione, indipendentemente dal reddito, potra utilizzarli. Come si vede in questi casi si pongono diversi problemi di ordine morale. È giusto, nel caso a) escludere dai benefici di questi farmaci e di queste terapie le fasce sociali meno abbienti? Oppure, nei sistemi in cui la sanità è pubblica e gratuita (caso b)) in base a quale criterio escludere dai benefici quella parte della popolazione eccedente la limitata disponibilità dei farmaci? I problemi morali appena citati fanno i conti con aspetti vecchi quanto il mondo.
2. Le tecnologie di guerra. Oggi gli scenari di guerra sono radicalmente cambiati sia per quanto riguarda gli armamenti (tecnologie di guerra) sia per quanto riguarda i soggetti coinvolti. A parte gli armamenti nucleari abbiamo missili cosiddetti intelligenti, aerei non rilevabili dai radar, droni di vario tipo, uso sistematico dei satelliti ecc.. Un soldato specializzato e comodamente seduto nella sua postazione in una base militare può telecomandare un drone a migliaia di chilometri di distanza, premere un pulsante e colpire l’obiettivo (per esempio, abbattere un edificio). La sua condizione non è comparabile con quella del soldato che, baionetta innestata, si scontra fisicamente con un altro soldato.

I problemi morali che si pongono in casi come questo sono numerosi.
Per il soldato che telecomanda un drone cambia la percezione della sua responsabilità nei confronti delle morti e delle distruzioni da lui provocate, in fondo ha solo premuto un pulsante. Per lui non esistono più le regole della cavalleria, del combattimento ad armi pari. Inoltre, la sua azione può provocare l’esplosione di un carro armato ma anche la distruzione di un ospedale, di una scuola, di un’abitazione civile. In fondo la sua azione consiste nel seguire le immagini trasmesse dal satellite e premere un pulsante. Adeguatamente addestrato, questo soldato, potrebbe addirittura non provare sentimenti particolarmente dolorosi alla fine della sua giornata di lavoro. Ecco, somministrare la morte come lavoro d’ufficio. Il soldato non si sporcherà mai di sangue. Forse arriverà perfino a non sviluppare sensi di colpa. Tutto questo è eticamente accettabile?
Inoltre, se una volta a morire erano i soldati, ora sono soprattutto i civili. A questo proposito le immagini provenienti dall’Ucraina e da Gaza sono molto eloquenti. Ancora una volta, tutto questo non pone problemi morali? A partire dalla seconda guerra mondiale esisteva una cosa che in tempo di guerra somigliava ad un codice etico, la Convenzione di Ginevra. Oggi i trattati e le istituzioni internazionali che servivano in qualche modo a regolare i conflitti e le guerre contano meno di niente.
Del resto Donald Trump ha affermato che nelle sue decisioini e nelle azioni, anche quelle militari, intraprese come presidente degli Stati Uniti lui risponde solo alla sua morale personale, a niente altro. La morale di Trump.

Insomma, se il diritto (le leggi) nel passato è servito a condividere una morale a cui ci si doveva in un modo o nell’altro attenere (la forza del diritto) oggi questo codice etico sembra dissolversi a favore della legge del più forte (il diritto della forza).
“Che senso aveva lo sviluppo scientifico senza un corrispettivo sul piano morale?” si chiede Braithwaite/Flaubert/Barnes. Nel mio piccolo me lo chiedo anch’io.

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